Il mercato dei metalli preziosi ha vissuto giornate di forte tensione, con oro e argento protagonisti di un arretramento improvviso…Il mercato dei metalli preziosi ha vissuto giornate di forte tensione, con oro e argento protagonisti di un arretramento improvviso…

Oro giù del 10% in pochi giorni: fine del rally o semplice scossa prima di nuovi massimi?

2026/02/02 17:53

Il mercato dei metalli preziosi ha vissuto giornate di forte tensione, con oro e argento protagonisti di un arretramento improvviso e violento che ha interrotto il rally delle settimane precedenti. Dopo aver toccato nuovi massimi storici, i prezzi hanno subito una correzione marcata, alimentando il dibattito tra investitori e analisti: si tratta di una semplice pausa tecnica o dell’inizio di una vera inversione di tendenza?

Nelle prime ore di contrattazione di lunedì, l’oro spot è scivolato fino a 4.402 dollari, per poi recuperare parzialmente terreno e stabilizzarsi in area 4.687 dollari, con una perdita giornaliera di circa 3,7%. Il dato più impressionante resta però il crollo di quasi il 10% registrato venerdì, che ha riportato le quotazioni sotto la soglia psicologica dei 5.000 dollari.

Ancora più brusca la correzione dell’argento, reduce da una settimana estremamente negativa: dopo un tracollo vicino al 30%, il metallo ha perso oltre il 12% in intraday prima di trovare un fragile equilibrio intorno ai 79,2 dollari l’oncia.

Margini più alti e dollaro forte frenano il rally

A pesare sull’andamento dei prezzi è stato anche l’intervento del CME Group, che ha deciso di irrigidire le condizioni di trading per contenere la volatilità. I margini sui futures dell’oro COMEX sono stati innalzati dal 6% all’8%, mentre quelli sull’argento sono saliti dall’11% al 15%. Una mossa che ha costretto molti operatori a ridurre l’esposizione, accentuando le vendite.

Sul fronte macro, il mercato ha dovuto fare i conti con un rapido ricalcolo delle aspettative sui tassi di interesse e con il rafforzamento del dollaro, innescato dalla nomina di Kevin Warsh come futuro presidente della Federal Reserve da parte di Donald Trump. Questo cambio di scenario ha spinto gli investitori a smontare posizioni molto affollate, contribuendo alla brusca correzione.

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Deutsche Bank: più stress tecnico che cambio di fondamentali

Secondo Michael Hsueh, analista di Deutsche Bank, la portata del ribasso non va interpretata come un deterioramento strutturale dello scenario. Al contrario, il movimento rifletterebbe soprattutto uno stress da posizionamento eccessivo. In altre parole, la velocità e l’intensità del rally precedente avevano creato condizioni fragili, pronte a scatenare prese di profitto aggressive al primo segnale negativo.

Hsueh sottolinea che i fondamentali dell’oro restano solidi e che le motivazioni di lungo periodo che spingono gli investitori a detenere il metallo non si sono indebolite. Per questo, non vede le basi per un’inversione duratura e conferma un target ambizioso a 6.000 dollari l’oncia.

Barclays: reset necessario dopo una corsa troppo rapida

Una lettura simile arriva anche dagli strateghi di Barclays, guidati da Emmanuel Cau. Secondo il team, il mercato stava mostrando segnali di surriscaldamento tecnico, con posizionamenti eccessivi che rendevano fisiologico un ritracciamento. La correzione viene quindi interpretata come un reset di breve periodo, utile a riportare equilibrio dopo una salita troppo rapida.

Pur riconoscendo che l’oro apparisse tecnicamente sovraesteso, Barclays esclude l’ipotesi di una bolla. Al contrario, ritiene che la domanda strutturale rimanga robusta, sostenuta da tre pilastri chiave: acquisti delle banche centrali, pressioni inflazionistiche persistenti e incertezza geopolitica e politica.

UBS: volatilità sì, fine del bull market no

Anche UBS invita alla cautela nel parlare di inversione. Per la banca svizzera, il recente scossone rappresenta volatilità all’interno di un trend rialzista di lungo periodo, non la fine del mercato toro. Storicamente, spiegano gli analisti guidati da Wayne Gordon, i cicli rialzisti dell’oro si esauriscono solo quando le banche centrali recuperano piena credibilità nella gestione della politica monetaria, uno scenario che al momento non appare all’orizzonte.

Nel breve termine, UBS prevede una fase di consolidamento tra 4.500 e 4.800 dollari, prima di una possibile ripartenza verso nuovi massimi. L’obiettivo indicato per la metà dell’anno resta infatti 6.200 dollari l’oncia.

Possiamo senz’altro affermare che il forte ribasso ha scosso il mercato, ma per i principali istituti finanziari si tratta più di una correzione tecnica salutare che del segnale di un’inversione strutturale. Per l’oro, la partita di medio-lungo periodo sembra tutt’altro che chiusa.

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